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Quella nottenel bosco.
Era il 22 maggio 2016. Esattamente 10 anni fa. Sto andando a Sambuca Pistoiese, in mezzo al bosco, con altre 20 persone. Nessuno di noi sa cosa ci aspetta.
Nessuno di noi sa cosa ci aspetta.
Sappiamo solo una cosa: se non superiamo questa prova, non ci certifichiamo come mental coach.
E la prova era il campo di sopravvivenza.
7 giorni in mezzo al bosco, praticamente senza portare nulla.
Controllo degli zaini
Arrivo al camp. Controllo degli zaini.
Dentro potevamo avere solo questo: un cordino da 8 metri, un coltello, 5 scatolette di tonno, 5 di mais, un cambio vestiti, un sacco a pelo, una borraccia vuota.
STOP.
Niente telefono. Niente orologio. Niente fazzoletti. Niente acqua potabile. Niente letto. Niente di niente.
Arrivo al camp, briefing di inizio, e restavano solo 2 ore di luce.
Quella notte fu la più brutta della mia vita
Posso dirlo con certezza.
Il freddo mi penetrò nelle ossa fino a farmi tremare senza controllo.
Mi addormentai su un formicaio senza accorgermene.
In piena notte mi svegliai con le formiche ovunque. Dentro le orecchie. Sotto i vestiti. In bocca.
E quando le tolsi di dosso, mi accorsi che avevo già 3 zecche attaccate alla pelle.
Urlai. Urlai per chiedere aiuto.
Ma niente. La prima notte non venne nessuno.
Potrei stare qui a descriverti ogni singolo dettaglio di quello che ho vissuto nel buio di quella notte.
I rumori. I suoni che mi facevano pensare che qualcuno mi stesse guardando. Qualcuno nascosto tra gli alberi. Qualcuno che voleva uccidermi, come nei film horror.
E io lì, con il mio coltello in mano. Un coltello che non avrei nemmeno saputo usare.
Fu in quel momento che mi resi conto di quanto mi mancava la corazza.
Di quanto, oltre ad essere un ragazzo timido, introverso e socialmente poco accettato, ero completamente incapace di gestirmi in situazioni di pericolo. Incapace di cavarmela da solo.
E quella fu solo la prima notte.
Sette giorni
La mattina dopo mi svegliai con le labbra completamente distrutte dai -2 gradi durante la notte.
Avevo solchi profondi che sanguinavano. E chiaramente non avevo il burrocacao.
L'unica cosa che avevo era l'olio della scatoletta di tonno. Me lo misi sulle labbra per 7 giorni.
Il tempo sembrava non finire mai.
La pioggia. Il vento. La fame. La fatica. I pensieri che non riuscivo a controllare.
Piansi per 3 notti consecutive. Senza dormire praticamente mai.
Poi qualcosa cambiò
Non so dirti esattamente quando successe.
So solo che a un certo punto smisi di combattere contro quella situazione. E iniziai a starci dentro.
Smisi di pensare "non ce la faccio". E iniziai a fare quello che andava fatto.
Un passo alla volta. Un'ora alla volta. Un giorno alla volta.
In quei 7 giorni ho costruito qualcosa dentro di me che prima non esisteva.
La corazza. Quella che mi mancava da sempre. Quella che mi ha permesso di diventare la persona che sono oggi.
Perché te lo racconto
Perché ci torno. In mezzo al bosco, a 1.200 metri di altitudine, con 20 freelance.
È il mio Survival Camp, riservato ai liberi professionisti iscritti al mio programma di formazione più avanzato. Dodici mesi insieme, eventi dal vivo, vendita e crescita personale, ed esperienze che ti cambiano da dentro. Il Survival è quella più estrema.
Perché l'ho creato?
Perché voglio che diventino invincibili.
Voglio che scoprano i loro limiti. E poi li spostino.
Voglio che tornino a casa diversi. Più forti. Più solidi. Più consapevoli di quello che possono fare quando nella vita di tutti i giorni si ritroveranno con clienti difficili, scadenze impossibili e stress psicologico quotidiano.
Lo faranno in totale sicurezza, guidati dallo stesso istruttore che guidò me, con oltre 25 anni di esperienza nel survival.
Ma sicurezza non significa comodità. Significa che nessuno si farà male. Non che sarà facile.
E io? Io sarò lì con loro.
Perché un leader va per primo, e io voglio essere per loro un ottimo leader. Sempre.